BIOGRAFIA

La mia storia.

E’ il 1971, ho solo 5 anni quando scopro il judo.

Il Maestro Luigi Ranieri nella palestra della Polizia di Stato a Tor Di Quinto fa nascere in me una passione che ancora oggi è una parte fondamentale della mia vita.

Un’adolescenza come quella dei miei coetanei tra la scuola e la pratica di tanti sport: calcio, tennis, windsurf , atletica. Ma il judo è di più. Pochi mesi dopo i primi rudimenti, partecipo alla mia prima gara a livello regionale vincendo tutti gli incontri per ippon e prima del tempo.

Ancora solo un anno di tante ukemi e piccole gare e divento cintura marrone e in quel momento nasce un sogno: diventare cintura nera agonista.

Mi ci sono voluti quasi 11 anni.

Nel 1980 durante la gara del Malatesti di Firenze, l’uomo che più mi ha dato ed insegnato, è lì e mi osserva: è il Maestro Impero Menchella di Castelforte.

La mia vita cambia: tante ore di allenamento alla scuola Pio XI di Roma, a Castelforte e nel gruppo Sportivo Carabinieri, sempre sotto l’occhio attento dei Maestri Marino Beccacece, Polidori ed Impero Menchella. I risultati cominciano ad arrivare nella categoria 60 kg. a livello regionale, interregionale e nazionale, tanto che arrivo a conquistare l’accesso alle finali di Coppa Italia a Foggia nel Dicembre 1985. Conquisto dopo 5 durissimi incontri la finale per il primo posto. Il Maestro Giancarlo Celotto, arbitro mondiale A ed Olimpico, dirige l’incontro e purtroppo per qualche uscita di troppo dal tatami mi attribuisce l’Hansokumake.

Sono medaglia d’argento e cintura nera : il sogno si è comunque avverato!

Negli anni precedenti, però, durante alcune gare a livello nazionale mi ero fratturato più volte la spalla sinistra ed ero stato curato senza troppa perizia. Così durante un incontro con Girolamo Giovinazzo a Ciampino subisco il trauma più grave: rottura della capsula glenoidea della spalla con distacco di tutti i tendini. L’operazione riesce bene, ma purtroppo l’anno successivo durante le finali del Campionato italiano assoluto, una forte strattonata in un incontro sempre con Girolamo Giovinazzo, mi procura un grave danno alla spalla. Ed è la fine della mia carriera agonistica.

Sentivo, però, che mi mancava ancora tutto un mondo da esplorare e conoscere: i Kata. Ed ecco la svolta della mia carriera ed un nuovo formidabile inizio.

Durante un Trofeo Città di Roma ho la fortuna di conoscere il Generale Giovanni Maria Romani , Maestro 6° Dan, toscano come me. Sarà lui ad introdurmi e ad insegnarmi questa specialità, facendo crescere in me la passione per i Kata.

La sua prematura morte lascia in me un segno profondo.
Decido di continuare la strada intrapresa cercando chi potesse proseguire il lavoro del Maestro Romani.

Ho avuto per primo l’intuizione di quale sarebbe stato negli anni lo sviluppo dei kata, relegati fino a quel momento agli esami per i passaggi di cintura, partecipando, insieme ad altri maestri di Roma ed appassionati della specialità, alle prime gare regionali e nazionali.

Da allora non mi sono più fermato.

 

 

 

 

Il Judo ha la natura dell'acqua. L'acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria, ma prende quella del recipiente che la contiene. È indomabile e penetra ovunque. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della terra. Solidificata in un ghiacciaio, ha la durezza della roccia. Rende innumerevoli servigi e la sua utilità non ha limiti. Eccola, turbinante nelle cascate del Niagara, calma nella superficie di un lago, minacciosa in un torrente o dissetante in una fresca sorgente scoperta in un giorno d'estate.

Gunji Koizumi, Shi-han (1886-1964)